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Tennis
Tennis, Ne parliamo con….Alessandro Mastroluca: “Djokovic incredibile, ma NextGen vicina. Sinner? Bisogna attendere”
Melbourne Park come Belgrado? No, non si è disorientati geograficamente parlando, ma è l’ottavo trionfo di Novak Djokovic negli Australian Open 2020 di tennis a generare questa confusione. Tanti, al termine del terzo set della finale del singolare maschile, avevano dato per spacciato il serbo, ma poi nel quarto e quinto parziale, facendo ricorso a soluzioni non proprie del suo repertorio, Nole ha messo d’accordo tutti e per l’austriaco Dominic Thiem l’appuntamento con il primo successo Slam è rimandato, dopo le tre finali dei Major messe in cassaforte. E così le due settimane australiane fanno parte dell’album dei ricordi e quali sono state le risposte che in generale ci hanno lasciato? A chiarire e ad approfondire tali aspetti è stato Alessandro Mastroluca, giornalista di SuperTennis TV, nonché firma di Fanpage.it e grande esperto dello sport “inventato dal diavolo”, prendendo in prestito una citazione di Adriano Panatta.
Alessandro, partiamo da chi ha vinto e da chi ha perso: quali risposte ci ha fornito questa edizione 2019 degli Australian Open in termini di confronto generazionale?
“Il successo di Djokovic dà seguito alle vittorie dei tre grandi del tennis mondiale negli Slam (gli ultimi 13 Major portano le firme del serbo, di Federer e di Nadal). Va detto che nella finale contro Dominic Thiem, il balcanico si è trovato in difficoltà, più di altre circostanze. L’austriaco, per quanto messo in mostra a Melbourne, è quello più pronto della generazione di mezzo e per vincere Nole è stato costretto a soluzioni di gioco che non sempre si erano viste, come nel quinto set. Ciò è da sottolineare e conferma le eccezionali qualità fisiche e mentali del tennista nativo di Belgrado. Il divario però tra vecchio e nuovo continua a restringersi e ciò per il futuro può essere un fattore interessante“.
Quali sono, dunque, a tuo avviso i tennisti della nouvelle vague che possono interrompere la serie di Slam dei tre “Titani”?
“Dopo quanto accaduto nelle ATP Finals 2019, avrei detto il greco Stefanos Tsitsipas, per il repertorio che ha e i margini di miglioramento. Questo Australian Open mi ha fatto un po’ ricredere e il tema vero è il fallimento della Next Gen, visto che in termini di continuità la resa di questi giocatori non è stata positiva. Tsitsipas e il russo Daniil Medvedev (finalista nello US Open 2019), comunque, credo siano quelli con le migliori credenziali. C’è da dire che i tre grandi del tennis (Nadal, Federer e Djokovic) hanno un po’ sfalsato il modello e quindi un Sascha Zverev che vince tre Masters 1000 a 22 anni sembra quasi normalità“.
Venendo in casa Italia, indubbiamente gli Australian Open non sono stati positivi. Tanti hanno usato la parola “fallimento”. Tu che cosa pensi a riguardo?
“Io sono sempre restio a parlare di fallimento perché i giudizi vanno fatti guardando le partite e non valutando solo la posizione dell’avversario in classifica. Su Matteo Berrettini le aspettative erano migliori, ma le sue condizioni non erano ottime e poi ha trovato un Tennys Sandgren che ha disputato un grande incontro e un torneo strepitoso (quarti di finale e a un passo dal battere Roger Federer). Su Jannik Sinner si sono sentiti troppi giudizi estremi, già dalla finale delle Next Gen Finals di Milano. Il suo è un programma a medio-lungo termine. Per questo le sconfitte di questo inizio d’anno (ivi compresa quella odierna a Montpellier) sono in linea con la costruzione di un progetto di successo. In questo momento Sinner sta esplorando i propri limiti e mi vien da fare una piccola digressione calcistica con Johan Cruijff il quale affermava: “Preferisco perdere con le mie idee che vincere con quelle degli altri”. Relativamente a Fabio Fognini, indubbiamente il problema al piede incide sulla sua resa, in termini di esplosività. Tuttavia, io credo che Fabio abbia disputato un buon torneo e soprattutto la vittoria contro Opelka, avversario che lui odia dal punto di vista tennistico, è significativa. Personalmente, più che concentrarmi sul discorso della continuità mentale, mi focalizzerei sul fatto che Fognini non ha il servizio che servirebbe per un giocatore della sua levatura. Nel tennis moderno disporre di una battuta efficace è troppo importante, anche perché facilita la gestione dello scambio. Si può notare che l’azzurro, infatti, deve spesso recuperare, proprio per un rendimento con il fondamentale deficitario“.
Un’ultima battuta sul tennis femminile: manca una figura egemone, la vittoria di Sofia Kenin come va letta?
“Sul tennis femminile si può dire che in questo momento manca il personaggio e la figura dominante. Ci sono tante giocatrici di medio/alto livello, ma nessuna capace di rompere gli schemi e con quel carisma in grado di attirare i non addetti ai lavori, come erano Serena Williams e Maria Sharapova. Per chi è appassionato “puro” è una situazione gradita, per chi guarda il tennis con minor assiduità è diverso“.
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giandomenico.tiseo@oasport.it
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Foto: LaPresse